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Per te

Ciao.
Ti scrivo qui perché so che è non è il caso di scrivere altrove. Non mi leggerai mai e probabilmente va bene così.
Sai, lo so.
Lo so bene. Questa tristezza che mi invade a giorni alterni fa male a me e anche a te. Fa male a noi. Tu eviti, io mi arrabbio. Nella mia rabbia c’è questa sensazione di vuoto atroce che non riesco mai a colmare con niente.
Sento che ti stai allontanando. Sento che non ti par di essere all’altezza della situazione.
Nemmeno a me pare di esserlo.
Vorrei poter migliorare. Vorrei poterti rispondere con un sorriso ogni giorno. Vorrei non lamentarmi sempre per ciò che non mi sta bene. Vorrei che questo malessere se ne andasse finalmente.
Un giorno è tutto splendente, un altro è tutto un inferno. Un’ora prima tutto ciò che mi circonda è bello. I fiori, il cielo, il sole, il vento, la pioggia, i problemi. Tutto quanto è degno di essere vissuto.
Un momento dopo invece, mi trovo sommersa dalla noia, dalla malinconia, dalla rabbia, dal rancore. Ma anche dal vuoto. Dall’assenza di luce interiore.
Tutto ciò mi distrugge.
Un’altalenante visione della vita e delle persone. Non ci sono mezze misure. Non ci sono momenti grigi. O sono neri o sono bianchi.
Eppure io lo so.
So che non puoi capirmi. Non è colpa tua. È colpa mia.
Riguarda me. Se fosse colpa tua avrei qualcuno adesso qui, insieme a me, a dirmi che tutto passerà. A dirmi che i miei alti e bassi improvvisi e ingestibili; sono superabili.
Io non ce la faccio a essere così eppure mi tocca esserlo. Per quanto mi sforzi di sconfiggere la negatività e la tristezza che spesso mi attanagliano; sento che non posso farcela. Mi manca sempre qualcosa. E a chi non manca? L’uomo per sua natura non si accontenta mai. Vuole sempre di più e di più e ancora di più. Io sono come tutti. O forse come nessuno.
Non lo so.
So solo che ci stiamo allontanando. Tu lo sai che sono triste eppure non ci sei adesso. Tu, che mi dici sempre: ” per qualsiasi cosa io ci sono, ricordatelo”.
Io me ne ricordo. Però dove sei ora?
Ora che tutto è nero e non so neanche come mai in fondo.
Mi sento sola. Dannatamente sola.
Quando provo a esternare i miei sentimenti a qualcuno, succede sempre che le persone tornano a parlare di se stesse.
Perché l’uomo è persino egoista. Sennò non vorrebbe sempre di più. Sempre. Di più.
Non mi piace tutto ciò.
Non mi piace piangere in casa da sola senza te che mi abbracci.
Ma forse è questo quello che mi merito.
Non mi piace che nessuna persona si sia accorta della mia assenza fisica in questo periodo.
Dove sono coloro per cui ci sono sempre stata?
Sono forse io il problema? A quanto pare si. Sono un peso. Un enorme e angosciante peso che grava sulle spalle altrui. E gli altri si vogliono giustamente liberare di me. I pesi non sono simpatici a nessuno.
Chi li vuole tenere con sè?
Ogni giorno però mi occupo degli altri. Il mio lavoro lo richiede ed io stessa lo faccio perché mi piace essere di aiuto. Perchè qualche volta spero che arrivi qualcuno a tendere la mano pure a me. Per sempre e dovunque io sia.
Sono egoista. Sono arrogante.
Sono.. Sono.
E cosa importa?
Il fatto è che tu hai capito. Sono un peso anche se neghi. I fatti però dicono il contrario.
Lo sai che ho grandi momenti no e pochi momenti si. Sarà il periodo storico in cui ci troviamo, sarà che non ho più speranze. Sarà.
Se sai tutto questo, se sai che sono triste…. Allora dove sei?
Non basta sentirmi dire “sabato usciamo, stai tranquilla che tutto passa.” Non mi basta.
Voglio un abbraccio. Voglio tornare indietro nel tempo, voglio te che ricominci a dirmi tante belle cose per ore e ore finché non riesci a farmi sperare nuovamente.
Voglio chi non c’è più per me. Voglio ma non posso.
Ed io sono triste.
Sono tanto triste.
E so che tutta questa tristezza ci farà allontanare.
Vorrei poter far qualcosa, ma non so più cosa.
L’unico motivo per cui preferisco scriverti qui e non altrove è che so come ti potresti arrabbiare leggendomi. Non ti va mai giù quando dico che vorrei un qualcosa di più da te. Dici che non posso pretendere e che devo accontentarmi di ciò che mi dai perché tu sei tu. E lo so.
Però so anche come mi sentivo un tempo quando parlavamo mentre non ero contenta.
E ora è tutta un’altra cosa.
Non ti sento impegnato come prima per me e con me. Ti stai disinnamorando di me ed io non posso che ripetermelo.
Ti arrabbi quando provo a dirti una cosa simile. Dici che non sono nella tua testa.
Eppure io sento che qualcosa è cambiato. Sono solo io?
Non credo.
Sento che ti vorrei come tempo fa. Colui che mi scriveva un sacco di cose e che c’era in ogni momento. E mi dirai: perché ora non ci sono? Con tutto quello che faccio per te.
Hai ragione.
Ma a quanto pare non ci sei con il cuore. Non ci sei come c’eri un tempo.
Non ci sei perché fai bene a non esserci. Fondamentalmente richiedo troppo.
Chiedo e pretendo.
Non mi merito la tua presenza come nemmeno quella di tante altre persone. Ed infatti eccomi qui da sola, in casa. Presa dal lavoro e le ore piccole. Presa dallo stare dietro a chi ha bisogno di me. Presa da mille pensieri e da tanta malinconia.

Un giorno avrai chi meriti veramente. Un giorno.
E forse va bene che continui così. La fine non la decreterò io stavolta.
La fine arriverà comunque da sola……
Perdonami….

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Non ci sei

Forse è perché non ho dormito per tutta la notte. Forse è perché sono stanca e stressata. Forse è per questi motivi che mi manchi più del dovuto, più del necessario. Più del normale sentimento di mancanza che si prova quando qualcuno a te caro, parte e sta via per un po’.
In questo caso la persona che è partita sei tu, il mio ragazzo. E anche se era un qualcosa di programmato e di atteso da mesi; io ho lasciato correre. non ho voluto pensarci in questi mesi, in questi giorni e in queste ore. Ho persino creduto che il tuo dispiacerti fosse esagerato. Ho pensato che i tuoi:”quanto sei bella”, “mi mancherai”; fossero troppo. Tutto troppo. Mi sono domandata come mai prendere così male la tua partenza. Ti ripetevo:”Stai tranquillo. Il tempo passerà in fretta e la distanza non sarà un problema. Non pensare adesso a quando non sarai qui con me. Non rattristarti.. Non dirmi che ti mancherò perché non dobbiamo pensare a ciò che sarà. Dobbiamo goderci questi ultimi giorni insieme”. Il tuo essere triste e il tuo disperarti ieri sera, quasi all’ora x; mi ha messa in difficoltà. Ho sentito un nodo alla gola. Gli occhi mi bruciavano. Non poteva essere un attacco d’asma(anche perché non ne soffro per fortuna). Non sapevo come spiegarmi quelle improvvise sensazioni. Eppure ti vedevo lì, davanti a me, con gli occhi lucidi e pieni di una tristezza profonda. Di chi sa che da quel momento in poi ci sarà poco da scherzare. In quell’attimo mi son detta:”Dannazione.. Mi dispiace che se ne vada. Mi dispiace davvero. Ma perché mi da ai nervi il suo modo di fare?! Perché non riesco a dirgli quanto mi dispiace?!”.
Non ce l’ho fatta. Ho continuato a pensare che esagerassi. Mi domandavo come mai tu fossi così dispiaciuto e perché io non lo ero. Ero io o eri te?” Forse non mi piace come credevo. Se lui è così triste per la sua partenza e io non lo sono, significa che non mi interessa?”. Io di solito ero la prima, in una storia, a essere drammaticamente triste per la partenza dell’altra persona. Costei invece, era solita dirmi:”qualche mese non sono nulla in confronto ad una vita. Che sarà mai. Basta dai”. E per me il suo andarsene equivaleva ad un abbandono mortificante. Il suo non dire che gli mancavo era straziante. Il mio non poter esprimere tutto quanto avessi dentro era terribilmente soffocante. Ho sempre fatto così ma poi..sei arrivato tu. Tu, che mi hai detto quel che sentivi e pensavi per me. Tu che mi dici anche ogni minuto quanto sono bella e quanto sono importante nella tua vita.
Ed io che, di fronte a certe affermazioni, scapperei. Anche se ho sempre voluto qualcuno che mi dicesse queste cose. Anche se ho sempre desiderato qualcuno che comprendesse i miei sentimenti e non li prendesse sotto gamba. Ed eccoti qui. Sei tu. Tu comprendi i miei sentimenti ed io i tuoi. Ma adesso c’è una differenza che mi infastidisce. Quella differenza dipende da chi son stata prima di te. Io così abituata a non dire e non sentire cosa volevo, per non risultare pesante alla persona con cui stavo prima di te; oggi come oggi, non so più sentirmi davvero. Non so più esprimermi come avrei sempre voluto. In questi giorni il tuo dirmi come ti sentivi mi ha messo in difficoltà. E non capivo no. Non capivo il tuo malessere quando anni fa, qualcun altro, non ha capito il mio. E poi.. E poi è successo che ho abbassato la guardia. È successo che stanotte non ho dormito perché ti ho pensato tutto il tempo. Perché tu sei là ed io sono qua. Ho realizzato che tu non ci sei seriamente. Forse pensavo scherzassi quando dicevi che saresti dovuto andar via per un po’. O forse, più semplicemente, ho inconsciamente voluto rifiutare la tua partenza. Mi son fatta prendere da altri pensieri, è vero. Mi sono anche preoccupata della mia indifferenza di fronte al tuo andartene. E infine eccomi che piango perché tu non ci sei come vorrei. Perché io ti vorrei qui. E quando mi infastidiva sentirmi dire che sono bella ogni minuto, ero sciocca lo so. Ma sono io. Sono strana. E quando ti ho detto che non dovevi drammatizzare, beh, sono stata stupida. Non volevo realizzare la tua distanza.
I giorni che ci separano sono tanti. Sono infiniti per me. Non è vero che passeranno in fretta. Io mi dispiaccio per me stessa. Perché non mi capisco. Perché quando succede qualcosa lì per lì reagisco con indifferenza. Resto indifferente per ore. Non sento davvero nulla per ore. Poi, all’improvviso qualcosa scatta in me. Realizzo tutto.
Come stavolta.
Scusa la mia freddezza di questi giorni. Scusa se non capisco quando dovrei. Scusa se sembro fredda.
Non comprendo tutt’ora come mai avessi preso la cosa così alla leggera. Io che per qualsiasi cosa ne faccio un mini dramma.
Non so. Sarà perché sono donna? Sarà perché deve venirmi il ciclo? No. Non sono queste stronzate la spiegazione. E allora qual’è? Perché mi pareva di non sentire la tua mancanza e un attimo dopo, da sola, sono scoppiata in lacrime?
Non ne ho idea. Non ne ho..idea.

Mi manchi.

Digressione
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Non sono assolutamente una di quelle donne che ha tutto quanto al suo posto.

Non ho niente al suo posto da quando sono nata. Non so se va bene che sia così e se tutti sentono che niente in loro è al suo posto. Mi auguro di no o saremmo tutti uguali. Anche se di questi tempi la ciurmaglia di gente che esiste su questo pianeta, mi pare tutta quanta fabbricata in modo tale da fare l’automa in una società spenta e superficiale. Sarò cinica, sarò acida, ma la penso a questo modo.

Io comunque sono una di quelle donne un po’ sfigate, un po’ strane, un po’ psicolabili forse. Non ho una pelle perfetta e i brufoli sono, quasi da sempre, i miei migliori amici. Quando ero più giovane avevo un sacco di bei capelli. Adesso ho la metà di quei capelli e, tra l’altro, non sono nemmeno belli. Sono tristi e sciupati. Forse ricalcano ciò che sono stata per anni.

A volte sono troppo magra, a volte sono troppo grassa. Una mattina mi sveglio e vedo un mostro di fronte allo specchio. Un’altra mattina mi capita di svegliarmi e vedere una persona abbastanza carina. Quasi simpatica. Ci sono altre mattine in cui non mi vedo proprio invece.

Non sono alta. Sono 160cm di ragazza. Ho la pelle così chiara che quando mi fanno una foto con un buon flash, divento un fantasma. Anche quando non è Halloween.

Amo cantare ma quando si tratta di esibirsi di fronte a qualcuno, stono completamente e il pensiero comune degli ascoltatori è: ” Perchè diavolo dice che sa cantare quando invece cade la grandine ogni volta che ci prova?! “.

Sono sfigata quanto basta per innervosirmi poche ore dopo che mi sono alzata dal letto. Un giorno ho tutto e il il giorno dopo non ho niente. Ho 25 anni da pochi giorni ma dentro mi sento come se ne avessi ancora 16. Mi comporto da adolescente spezzata dentro ed incazzata.

Incazzata sia fuori che dentro. Per giunta.

Porto l’apparecchio fisso e ho dei denti enormi rispetto a tante altre ragazze. Forse sono un coniglio.

Non sono neanche tanto intelligente. Mi sono laureata in 3 anni precisi precisi senza soffermarmi mai su che cosa stessi studiando. Bastava raggiungere il termine dell’infernale corsa per respirare. Bastava questo.

Non sono neanche una bella persona. Tutti lo dicono ma nessuno mi conosce davvero.

Mi conosco io. Sono brava a dare consigli credo; ma quando si tratta di aiutare me stessa, preferisco quasi ferirmi. Sono una persona che tende ad incolpare gli altri anche quando, la causa di, sono principalmente io.

Sono vittimista ma i vittimisti non li sopporto.

Sono ipocondriaca ma ho studiato per essere infermiera. Ho solo pensato che il mio scopo nella vita fosse aiutare gli altri superando le mie paure e i miei limiti psicologici.

Scrivo con l’intento di far riflettere le persone. Scrivo per dare forza alle persone. Scrivo testi che non posso cantare perchè mi vergogno.

Sono una persona che per anni ha pensato che l’amore fosse dipendere dall’altra persona, soffrire per l’altra persona e mandare a quel paese l’altra persona. Mi arrabbio facilmente e sono permalosa. Mi arrabbio se do il 100% di me stessa a qualcuno per ricevere un 34% quando IO ho bisogno.

Ogni volta se devo uscire mi sento inferiore. Debole, mediocre, stupida, brutta; rispetto a tutte le ragazze che vedo camminarmi di fronte. Vorrei avere un viso diverso, tanti capelli, un colore di occhi diverso. Vorrei essere più alta, vorrei non stonare quando voglio cantare in pubblico.

Vorrei essere sicura di che cosa voglio nella vita. Le mie certezze sono andate a farsi benedire quando, dopo il Liceo, ho capito che mia mamma aveva ragione. Non posso realizzare i miei sogni. Non qui, non in questa vita e non in questo Paese.

Ma ci rimango. Ci rimango perchè sono io e non sono una così piena di iniziativa e di voglia di sbaragliare il mondo. Ci ho provato ma non è servito a niente.

Avrei voluto essere su un palco 24 ore su 24. Avrei voluto veder pubblicato il libro che volevo scrivere. Non l’ho neanche iniziato. E’ tutto dentro la mia testa ma quasi non ha senso scriverlo se non potrà leggerlo nessuno.

Avrei voluto che qualcuno si accorgesse che qualcosa, in fondo in fondo, la so fare.

Oltretutto sono incostante nei sentimenti. Un minuto prima va tutto bene e un minuto dopo niente ha più senso. Sono qui che aspetto un lavoro e neanche lo cerco più. Non so se voglio fare l’infermiera o se voglio fare semplicemente ciò che capita. Per ora e per quanto ancora camperò.

Non sono brava a esprimere l’amore e i sentimenti che provo. Complice il fatto che mia mamma è stata una di quelle persone che al posto dei baci e degli abbracci, ha sempre preferito comprare o regalarmi cose. Motivo per cui, sotto certi aspetti, sono viziata.

Sono acida e sono pessimista. Le giornate in cui non sono così mi chiedo cosa c’è che non vada in me.

Quando sono felice per qualcosa mi domando come mai io sia contenta. La felicità è stronza del resto. Quando invece sono triste mi dico che finalmente sono tornata quella che sono da sempre. La tristezza non illude mai le persone.

E dopo tutto quello che sento di essere dentro e fuori, mi sento dire tutto l’opposto.

Sono bella, sono intelligente, sono simpatica, sono sorridente, sono una bravissima amica, sono un’ottima compagna. Sono.. sono.. sono.

“Dai che ce la fai”  “Sei bellissima”  “Persone come te non esistono al mondo”.

Il problema è che, finchè tu per primo non apprezzerai come sei dentro e fuori, potrai sentirti dire che sei pronto per essere il migliore del mondo ma tu, una volta rimasto solo; ti sentirai triste e ti sentirai comunque come TI vedi da anni. Io sono stufa di guardare ai miei difetti. Sono stufa di sentire quella vocina che mi dice: “Mio Dio… fai paura. Guarda come sei”.

Ed è per questo motivo che voglio e sto imparando a convivere ed amare ogni parte di me. Sarà forse perchè ho qualcuno che mi fa sentire meno oscena di quanto io mi sia sempre vista. Ma tolta quella persona, che non si sa quanto e se rimarrà al mio fianco; voglio farcela. In questa vita è il caso di amare noi stessi. Nei nostri difetti e nei nostri pregi.

E forse cosa sto scrivendo adesso appare una contraddizione rispetto a come mi sono descritta poche righe fa. Tanto sono incostante per cui posso farlo, no? No, il punto non è essere incostanti. Il punto è che anche se ho elencato quelli che per me sono i miei difetti, ho imparato anche a dirmi che non sono queste le sfortune nella vita. Non sono queste le cose che possono contare per essere un minimo amati ed apprezzati.

E no, nessuno si accorgerà mai di me. Il mio libro rimarrà nella mia testa o al massimo sul pc di casa. Non sarò un’infermiera che verrà ricordata dai propri pazienti come la migliore. Non sarò ascoltata da chi vorrei mi ascoltasse quando ho bisogno. Non sarò chi ho sempre sognato di essere e il gruppo in cui canto probabilmente mi dirà che non dovrei cantare; (se non in doccia).

In fondo me ne frego. Io sono io e voglio continuare ad esserlo. Ora e per sempre. Ipocondria, brufoli, inconstanza e tutto il resto. Migliorerò,peggiorerò, cambierò; ma sicuramente non sprecherò più tempo a compiangermi. E anche quando magari tutto precipiterà e mi ritroverò con tre peli in testa, mi dirò che non sono queste le cose che contano. La vita è bella e breve. Non posso perdere tempo a pensare a ciò che non va in me.. secondo la mia testa. Qualcuno mi apprezza e mi ama per ciò che sono o che ha immaginato di vedere in me. O che semplicemente è in me ma ancora non l’ho notato.

E anche se non ci fosse questo qualcuno.. bisogna essere complici di noi stessi. Sempre.

Fine della questione.

 

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Un anno fa

Ed ora io ho te. Un anno fa mi chiedevo che cosa ne sarebbe stato di me. Io così vuota ma così piena di tristezza. Io così desiderosa di essere amata. Mi sentivo sola. Non sapevo più chi fossi e che cosa potessi farne della mia vita. A volte mi sono svegliata pensando:”se me ne vado per sempre, nessuno se ne accorgerà”.
E mi sono voluta del male, mi sono odiata, mi sono spinta sempre di più sull’orlo del burrone.
Ho sentito i sassolini che cadevano fino in fondo, con tonfi sordi ed inquietanti.
Mi son sentita portare via una parte di me all’improvviso. Senza una spiegazione. Senza una risposta.
A volte mi guardavo allo specchio con orrore. Terrore. Paura. Sgomento.
E volevo urlare. Volevo gridare al mondo quanto stavo male in quella prigione di angoscia.
L’ansia era la mia migliore amica e la tristezza era la sua compagna. Mi volevano bene. Io non le sopportavo. Eppure non volevano capire che dovevano lasciarmi in pace.
Più pretendevo che se ne andassero da me e più mi si avvicinavano.
“Come mai tutto questo?” Mi domandavo la notte.
Perché io la notte non dormivo. Aspettavo l’alba per poter distendere i nervi. Quando riuscivo a dormire sognavo di non potermi più svegliare. Aprivo gli occhi e maledicevo qualsiasi cosa.
“Mio Dio, sono ancora qui. Ma perché?”. E allora cercavo di riaddormentarmi perché stavo bene solo quando non ero nella realtà. Stavo bene solo mentre sognavo nel mio sciocco sonno.
Tutto era un inferno. Un inferno non programmato.
Io che mi ero appena laureata e appena lasciata dopo anni di una storia fragile e spezzata.
Perché? Eppure avrei dovuto sentirmi più libera. Avrei dovuto sentirmi me stessa finalmente. Invece no. Non respiravo aria fresca. Non sentivo la bellezza della vita attorno a me. Non sentivo quel vortice chiamato emozione che ti prende allo stomaco.
Chiunque incontrassi, chiunque conoscessi, era un appiglio per scampare al mio dolore personale.
E non riuscivo più a leggere, a scrivere, a cantare, a disegnare e a camminare. Tutte cose che mi sono sempre cresciute nel cuore. Compagne di vari periodi della mia vita. Tutte scomparse come foglie portate via da un soffio di vento autunnale. Un giorno c’erano e il giorno dopo erano sparite. Tutto era inutile. Uscire era inutile, sorridere era inutile, cantare era inutile. Disegnare non serviva. Scrivere che cosa era? Niente. E leggere? Una cosa da nulla.
Meglio restare nel letto e fissare un muro. Alzarsi e rincorrere i pensieri assurdi. Impancarsi e piangere. Ecco cosa. Le mie giornate erano così. Non c’era altro.

Perché? Me lo sono chiesta tante volte e ancora me lo domando. Perché tutto questo? Non sono mai stata una persona troppo solare. O meglio: con gli amici sono sempre stata la prima a scherzare. Dentro di me peró, ero sempre piena di una tristezza strana ed invasiva.
Eppure tutto quel che mi è accaduto un anno fa mi ha resa ciò che sono ora.
Ne sono uscita. Uscita.
L’incubo è finito dopo mesi. Mesi in cui ho lavorato su me stessa come non avevo mai fatto.
E poi… Quando chiunque mi potesse piacere mi aveva spezzato le ali della misera speranza; ho trovato chi mi stava aspettando.
Ed io non so quanto tutto questo durerà.
Non lo so se tornerò nuovamente in quel mondo composto da angoscia e tristezza.
So che, un anno fa, a quest’ora; ero morta dentro e desideravo non esserci più.
Non sono una di quella persone che va a giro raccontando questa storia per sentirsi confortata. Sono una di quelle persone che usa questa storia per dire qualcosa a qualcuno.
Perché ora io mi voglio bene. Perché la vita è difficile. A volte è atrocemente ingiusta e ti fa venir voglia di gettarti dalla finestra con un cappio alla gola. Senza esagerare.
Peró…. La vita è bella. Ci saranno alti e bassi. Più bassi che alti o in pareggio magari.
Comunque la rigiri penso che valga la pena di vivere. Vale la pena sentire la propria vita scorrere in ogni parte del corpo.
Non dobbiamo mai smettere di combattere. Ogni giorno sarà difficile. Ogni momento comporterà ostacoli quasi insuperabili ai nostri occhi. Eppure no. Non dobbiamo affondare.
Nuotare o affondare. Ecco cosa c’è da decidere.
Troppo facile lasciarsi affondare. Io ho deciso di nuotare. Sempre.
Fatelo anche voi.

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Ricordi e Presente.

Non ti ho cancellato. I ricordi sono sempre qui, dentro di me. Al massimo sono tutti raccimolati in una scatola che tengo in fondo al mio armadio.

E’ in fondo si, e i ricordi che ho di te, di noi; sono altrettanto in fondo al mio essere. Strano come tutto cambi anche solo in un minuto, vero?

Mi ero dimenticata di certi regali. Mi ero dimenticata di certi momenti tra noi.

No. Non è esatto. Non mi ero dimenticata di nulla. Avevo solo accantonato tutto quanto in un piccolo angolo buio di me stessa e di un armadio.

I ricordi fanno sempre male del resto.

Oppure sono io che vivo di estrema malinconia per qualsiasi cosa.

No. Non è questione di ‘sono io’ o ‘sei tu’. E’ questione che a volte certe cose vanno in un dato modo perchè è anche giusto che vadano così. Lo ammetto. Ero la prima a dirti che non ci saremmo mai lasciati. Ero la prima a venirti incontro. Ero la prima ad aver paura di perderti, a volerti vedere sempre, comunque e dovunque. Ero anche la prima a dipendere da te. Ero sempre io la prima che decideva di arrendersi di fronte a chi eri per me.

Ero la prima che si inchinava al cospetto della tua forte personalità. Io così diversa, così opposta a te. Io così attratta da te e da ciò che fosse totalmente il contrario di me. Non mi sopportavo e magari, nel mio inconscio, avevo pensato che se non potevo sopportare me; avrei potuto ben tollerare una persona totalmente opposta al mio essere. Quella persona eri tu.

Ed ero sempre io la prima a gettare via la mia personalità, le mie passioni e i miei ricordi per poter stare con te.

Ero io la prima ad andare dal parrucchiere per coprire i miei capelli rossi sapendo che tu, i capelli rossi, non li sopportavi.

Ero logicamente io che abbandonavo il mio modo di esternare i sentimenti, di agire e vivere perchè per te era troppo come vivevo prima di incontrare te.

Ero sempre io la prima in un mare, ma che dico; in un oceano di altre cose, dettagli, frammenti. Frammenti di un passato che non tornerà. Pieno di pesantezza, oppressione, limitazione, depersonalizzazione.

Ed in tutto ciò, sono stata io la prima a lasciarti. Ironica come cosa? Eppure da qualche parte era stato già deciso che andasse a finire così. Quel pomeriggio te lo dissi. Ti dissi che non potevo essere chi non ero. Che avevo dannatamente bisogno di essere ME stessa. Che non ne potevo più di mettere i miei sogni e le mie passioni chiuse in un cassetto con tanto di doppio lucchetto.

Tre anni ci son voluti perchè io lo capissi. Meglio tardi che mai.

Tre anni pieni di litigi, di incomprensioni, di urla. Te che scappi e io che ti rincorro urlandoti che è finita; pur sempre continuando a rincorrerti per averti. Io che scappo e tu che, dopo un po’ di corsa, mi urli dietro che è finita senza continuare a rincorrermi per avermi. Io che mi dispero dicendoti che senza di te non potevo vivere.

Tu che non capisci il significato di quella frase. Mi dici che in questa vita bisogna essere forti e che io sono troppo fragile.Troppo sensibile. Troppo in qualunque verso e modo tu mi girassi e guardassi.

Mi dici che dopo la nostra laurea ti iscriverai a Medicina perchè tu sei giovane e non puoi pensare a qualcosa di serio dopo tre anni di Infermieristica passati insieme.

Pretendi anche di vedere solo i tuoi sogni e di inseguirli dicendomi che, se voglio, posso seguirli con te.

Io ti dico vaffanculo.

Ti voglio ancora bene ma te lo dico ugualmente. Te l’ho detto implicitamente quel pomeriggio e mille altre volte ancora tornerei a dirtelo. Io che volevo andare a Londra per inseguire il mio sogno e tu??? E tu che mi rispondi: ” Londra non mi piace. Ti verrò a trovare. Magari un po’ di giorni. A me non piace quel posto. Troppo grigio il cielo e troppo freddo”. Dove sei adesso?

A Londra.

Restaci perchè quello non è più il mio sogno. Io sto bene qui anche se non esiste la parola Lavoro. Anche se ho i miei problemi ( ma chi non ne ha? ). Anche se ho diversi posti che mi ricordano la nostra farsa durata tre anni.

Provo del rancore nei tuoi confronti anche se son stata io a mollare la presa. Ma so che è solamente rancore perchè per tutto il resto, io ho le mie colpe e tu hai le tue. Alla fine Nessuno, se non l’amore che pensavo di sentire per te; mi aveva davvero imposto di non essere chi ero sempre stata.

Ma sai cosa ti posso aggiungere? Che dopo di te, finalmente, ho trovato qualcuno che ha tirato fuori dal mio corpo chi sono sempre stata veramente. Mi ha fatta ritrovare come nessuno avrebbe mai saputo fare.

Mi ha preso per una mano, anzi, mi ha abbracciata e mi ha detto di essere chi sono perchè mi ama per quella che sono.  Ed è stato lui il primo a dirmi di non perdere mai i miei sogni, di non perdere mai chi sono, di non abbassarmi mai a niente e nessuno.

Queste cose le ho imparate dopo la nostra storia ma so che c’è differenza tra imparare e mettere in pratica. La pratica me l’ha insegnata chi c’è adesso al mio fianco.

E spero vivamente che non sia il primo a dire “basta”. Non voglio che ci siano ne’ primi e ne’ secondi in questa storia. Perchè Lui è Lui e mi ha fatto capire che qualcosa di bello in me esiste. Non sono tutta da rifare. La mia personalità è piena di buchi, di fragilità e insicurezze. E quindi? E’ mia e va bene così. Crescerò e migliorerà. Si.

Io ce la farò in cosa voglio. Non sarò a Londra, non sarò in America come mi ero ripromessa ma.. che importa? Il mio cuore vuole restare qui perchè ha conosciuto un altro cuore che lo comprende.

Non pensavo, dopo di te, che avrei mai conosciuto qualcuno che potesse guardami e dirmi:

“Tu sei la mia vita”. Queste frasi tu non le hai mai comprese. Saranno eccessive, saranno troppo grosse, saranno troppo belle. Sono ciò che sono e per me sono tutto quello di cui avevo bisogno.

Essere amata per chi sono sempre stata.

Purtroppo o per fortuna.

9

ILLUSIONI

A parte il fatto che la realtà era fastidiosa per il resto andava tutto come al solito.

No, non è vero.

Non andava come sempre.

Fosse stato così non sarebbe stata la sua vita. Alti e bassi, bassi e alti.

Si era riproposta di non illudersi e di stare con i piedi per terra.

TERRIFICANTE soluzione per riuscire a sopravvivere a quella condizione di normalità che la vita imponeva giorno dopo giorno.

Eppure ogni volta ci ricascava.

Cascare cascare e cascare.

O forse era tentare di volare.

Ma gli esseri umani non hanno mai avuto le ali. E allora perchè continuava a tentare di spiccare il volo?

Stupidità? Masochismo? Ingenuità? Coraggio? Ignoranza?

Quanto importava il perchè alla fine?

Tutto quanto assumeva senso solo se si lanciava nel vuoto e provava a non sbattere contro il fondo.

Ormai era da tempo che batteva prontamente contro l’asfalto.

Ma che dico asfalto??! Magari fosse stato asfalto. Quello non era un cazzo di asfalto morbido. Perchè l’asfalto è morbido rispetto alle ferite che la vita ti lascia.

No, ogni volta si trovava a volare e a cadere nel vuoto fino ad arrivare a sbattere contro il dolore.

Il dolore del cuore. Quello fa un male cane. Mettetevelo in testa.

 

E dopo tutte le lacrime, dopo tutte le ferite, dopo gli incontri e gli scontri con chi l’aveva ferita; si ritrovava nuovamente a cedere al volo.

Che male c’è?

” E se questa volta mi gettassi e non cadessi fino a sbattere contro il dolore? ” Si disse speranzosa guardandosi attorno.

La risposta poteva arrivare solo lasciandosi cadere.

Non doveva neanche provare a volare allora.

Volare non si vola. Si cade ma si può sbattere contro varie cose. Che so: la felicità di un momento, la tristezza di un mese, la depressione di un anno, il sorriso di un giorno.

La vita è fatta di cadute belle e brutte.

Se resterai sempre e solo a guardare magari non sbatterai contro il dolore ma neanche contro un sorriso di un attimo. Semplicemente non vivrai.

Lei decise di lasciarsi andare. Tanto un dolore in più o uno in meno.

Sempre con la speranza che stavolta non fosse illusione ma realtà. Desiderava solo sorridere, per un attimo. Un fottuto attimo infinito.

E’ così la vita.

Prendere o lasciare, gettarsi o non vivere.

Eppure stava sbagliando. Ancora e ancora.

“Ce la posso fare”.

Illusioni.